2019 Lago di Costanza – appunti

Per sviluppare l’intelligenza corporea è necessario cercare e produrre dei cambiamenti. La consapevolezza (parte passiva) da sola non basta. Ci deve essere anche una chiara intenzione (parte attiva) del movimento che si vuole produrre. La differenza tra le due (movimento “desiderato” e movimento “effettivo”) crea una pressione che sviluppa l’intelligenza (terza componente) corporea.

Senza pressione non ci possono essere cambiamenti. Per questo sono importanti le lezioni: in un gruppo la pressione è maggiore che se si pratica da soli. Anche l’insegnante può aggiungere pressione su l’allievo per permettergli di vedere e superare certi blocchi.

Ma ancora più importante è “mettersi pressione da soli”. Questo significa che in ogni movimento dobbiamo avere l’intenzione di migliorare qualcosa.

Nel momento in cui diamo per scontato di “saper fare” la crescita si blocca.

Ascoltare con la massima attenzione quello che viene detto e metterlo in pratica.

Meglio poche esecuzioni con la massima concentrazione e con la ferma intenzione di fare sempre meglio che lunghi periodi di pratica in cui si ripetono gli stessi errori.

La sola consapevolezza non è sufficientemente, è quando produciamo un’intenzione che capiamo a chi livello siamo. Per questo molti praticanti di Taiji si rifiutano di utilizzare l’intenzione e si limitano ad ascoltare.

All’insegnante non interessa il livello dell’allievo, ma solo che continui a fare progressi.

In ogni rotazione del centro le spalle devono stretchare o almeno muoversi prima delle mani.

Nelle prime esecuzioni inspirare profondamente ed espirare chiudendo la mente e “spegnendo i neuroni” come nell’inizio della meditazione: il corpo rilascia e la pressione con il terreno aumenta.

Cercare i cambiamenti sottili prima nel proprio corpo poi in quello del partner.

I sensori di allungamento e deallungamento dei muscoli sono diversi da quelli della pressione. Per riuscire a gestire la tensione elastica dobbiamo andare più in profondità di quanto serve per sentire la pressione.

Nel quarto esercizio porre la massima attenzione nella risalita: ascoltare ogni vertebra come si allunga e si allinea.

Nelle spinte non cercare l’effetto esterno nel partner, ma il proprio processo interno. Serve per ascoltare la forza elastica dentro di sé e per provare ad esprimerla.

Nelle 7 spinte nell’ultimo terzo dell’avanzare aumentare la pressione e poi diminuirla lentamente. La mano inizia a spingere quando il partner ha quasi finito di venire avanti. Quando si indietreggia entrambe le spalle vanno indietro, attenzione a non iniziare portando la spalla avanzata in avanti.

Spinte su ance e spalle: sia spingendo che tirando aumentare gradatamente la pressione da subito senza grandi spostamenti del centro e modifiche esterne delle braccia. Non più di 3 secondi. Diminuire la pressione gradualmente (è facile farlo se la pressione è elastica, difficile se è in contrazione). Esercizio tanto importante per chi spinge quanto per chi viene spinto.

Double shoulder: il movimento è esattamente quello della forma da ji ad an, Non lasciar cadere subito i gomiti, devono cadere prima le spalle e continuare a tirare il partner mentre il centro avanza, le mani devono essere le ultime ad avanzare.

Swinging arms: la mano che intercetta la prima spinta deve stare sopra il gomito e prendere il polso del partner da sopra. Quando poi scende deve stretchare tonca prima la propria anca e poi quella del partner. Dopo aver toccato la propria anca, questa continua ad avanzare.

Spinta sul gomito: nella spinta alta approfittare per aprire bene l’articolazione della spalla e allungare tutti i muscoli della zona. È l’unico movimento nel Taiji che permette di aprire la spalla in questo modo.

Non si può prescindere dalla propria intelligenza per la comprensione e corretta applicazione del sistema.

Non parlare mai duranti gli esercizi a due.

In meditazione spesso quello che si ritiene uno stato profondo è solo la chiusura della mente superficiale, non è abbastanza. La connessione con il campo energetico che circonda il corpo, è l’inizio della mente profonda.

In meditazione quando cerchiamo le sensazioni nel corpo non ci soffermiamo tanto sul formicolio (accessibile anche alla mente superficiale) quanto sulla pressione e, se possibile, sul calore.

Durante la meditazione fare attenzione a non cadere in stati di sogno riattivazione della mente superficiale). È quello che fanno molti praticanti nella forma o nei cinque esercizi, ma non è corretto. Mantenendo la giusta intenzione nel voler sempre migliorare qualcosa possiamo evitarlo.

Quando in meditazione muoviamo la luce lungo il corpo il sistema nervoso risponde e delle sensazioni appaiono. Se c’è non accade vuol dire che siamo totalmente nella mente superficiale.