2019 aprile Zurigo – appunti

Sull’onda di quanto fatto a Zurigo qualche nota sul lavoro per i primi anni. Nulla di nuovo, perché sono tutte cose su cui abbiamo lavorato e su cui continueremo a lavorare approfonditamente, ma è importante che siano ben chiare nelle mente in modo che sia chiara la “direzione” affinché diventino poi chiare “nel corpo”. Quindi leggere con attenzione!

Gli aspetti più importanti della pratica sono:

  1. chiudere la mente superficiale
  2. attivare la mente profonda

Ogni pratica deve iniziare da questi questi due aspetti altrimenti rimarrà sempre superficiale. All’inizio di ogni esercizio dedicare i primi istanti solo a chiudere la mente superficiale e attivare la mente profonda. Aiutarsi con dei respiri profondi.Chiudere la mente superficiale significa mandare la mente a dormire, cercare lo stato della mente nell’attimo prima di addormentarsi. Idealmente fino al punto in cui non siamo del tutto sicuri di essere svegli. A questo punto cercare le sensazioni nel corpo che non sono accessibili alla mente superficiale (vedere l’articolo “La sensibilità“).

Dei 5 sensi interni quelli delle posizioni articolari e delle fasi muscolari di contrazione e rilasciamento sono i primi con cui lavorare essendo accessibili anche alla mente superficiale anche se a stati più profondi di quello a cui siamo abituati. Questo richiede almeno 4/7 anni di buon lavoro anche se molti praticanti (non applicando il giusto metodo) in decenni non superano mai il livello “4 anni”.

Ascoltare le articolazioni (spalle/anche, gomiti/ginocchia, polsi/caviglie) assicurandosi che siano sempre in continuo cambiamento in tutti i possibili gradi di libertà e mai bloccate.

Per le fasi muscolari si può iniziare ascoltando i quadricipiti che essendo i muscoli più grossi sono i più facili da percepire. Ad esempio nel primo esercizio ascoltare dall’interno la differenza tra il quadricipite nella fase di contrazione e in quella di rilasciamento.

Ascoltare delle onde di contrazione (dal piede alla testa) e di rilasciamento (dalla testa al piede). All’inizio grossolane poi sempre più raffinate. La mente ascolta dove avviene il cambiamento muscolare e il movimento (primo timing). Per i primi anni si lavora con il primo timing, ma come vi sarete accorti in qualche esercizio abbiamo già iniziato a lavorare con il secondo.

Non viene più enfatizzato il sollevarsi del corpo nella fase di contrazione e poi l’abbassarsi nella fase di rilasciamento. Ora l’idea è di “spingersi via” da una gamba lasciando che il corpo si sollevi leggermente, ma non sollevandolo intenzionalmente (anche se le onde di contrazione e rilasciamento salgono e scendono all’interno del corpo). Questo perché Patrick ha osservato che con l’idea di “andar su” gli allievi tendono a contrarre anche la gamba che invece dovrebbe rimanere inalterata (nel Taiji è una specie di “peccato mortale” 😉 ). (Sarà più chiaro a lezione)

Piuttosto che fare pochi esercizi a lungo meglio farne di più ognuno per breve tempo. Questo perché la mente è costretta ad essere più “vigile” ed evita di cadere nella routine dell’esercizio. Idealmente ad ogni lezione andrebbero svolti tutti gli 8 esercizi a due. Ovviamente per chi è all’inizio e non conosce gli esercizi è un po’ diverso, ma in ogni caso andremo un po’ più veloci con il programma (cosa che comunque era già in programma e vi avevamo anticipato). Entro giugno forma completa e tutti e 8 gli esercizi a due.

Gli esercizi a due servono per la sensibilità quindi non si spinge, ma ci si connette con l’altro per ascoltare cosa avviene nel suo corpo. Ogni tocco provoca inevitabilmente delle reazioni nel corpo dell’altro. Dobbiamo essere così sensibili da percepirle. Per questo il tocco deve essere delicato. Prima di toccare la mano dovrebbe già essere “energizzata”. Questo è qualcosa che riguarda il terzo livello (quindi avanzato) e verrà in seguito, ma il punto che va capito da subito è: non spingere, ma connettersi per sentire.

È fondamentale mantenere una pratica di almeno 2 lezioni a settimana affinché questa possa davvero portare dei cambiamenti interni.