I fattori per lo sviluppo interiore

Inerzia e pressione

Un qualsiasi sistema meccanico lasciato a se stesso, senza applicazioni di forze, non cambia: rimane nel suo stato di quiete o di moto rettilineo uniforme secondo il principio di inerzia (prima legge della meccanica).

La stessa legge può essere estesa al “sistema uomo“: le difficoltà della vita di tutti i giorni creano una pressione che è quanto di meglio per la propria crescita interiore. Senza alcuna pressione si tende all’inerzia meccanica del “vegetare”.

Per tale motivo i Maestri consigliano di non isolarsi in un monastero, ma vivere una vita “normale” con tutte le responsabilità “comuni” per garantire progressi più veloci e duraturi. Questa in occidente è generalmente conosciuta come “la quarta via di Gurdjieff“. Patrick Kelly e i suoi Maestri sono dello stesso avviso.

I fattori

Il punto cruciale è:

senza pressione non può esserci crescita.

Ma il tipo di pressione condiziona in modo rilevante le modalità di cambiamento. La “normale pressione” della vita di tutti i giorni serve al più per la crescita generale della popolazione, ma non è sufficiente per un autentico sviluppo interiore. Per questo serve un surplus di pressione incanalato nei giusti binari, ovvero degli sforzi dedicati.

Patrick ripete spesso che lo sviluppo interiore è condizionato da 3 fattori:

  1. il metodo
  2. l’intensità e la qualità degli sforzi
  3. l’intenzione, i motivi che ci spingono a fare sforzi

Innanzitutto il metodo. Soprattutto in campi così complessi e “delicati” è bene non improvvisare. Meglio utilizzare un metodo collaudato di provata efficacia tramandato dalle generazioni precedenti di praticanti e Maestri genuini.

Un metodo efficace da solo non basta: questo deve essere messo in pratica e applicato con costanza e impegno facendo gli sforzi necessari. Maggiore sarà l’intensità e la qualità di tali sforzi e più veloci saranno i progressi.

I due fattori sopra citati sono sempre validi per lo sviluppo in qualsiasi ambito (anche esterno come ad esempio imparare a suonare uno strumento, a cucinare, a ballare, …). Il terzo punto non solo è di gran lunga il più importante, ma è necessario per lo sviluppo interiore: l’intenzione ovvero i reali motivi che ci spingono a fare gli sforzi.

Senza una reale intenzione di “svilupparsi interiormente”, “trovare se stessi”, “mirare verso l’alto”, … anche utilizzando un metodo efficace e facendo grandi sforzi non ci saranno progressi interni.

Fonti di pressione

Se la pressione è la chiave della crescita cosa e come viene generata tale pressione?

Innanzitutto è il metodo stesso a creare pressione. Se un metodo è davvero tale i primi risultati saranno farci vedere chiaramente i nostri limiti. Per tale motivo spesso praticare un autentico Taiji può essere “poco piacevole” rispetto ad un generico e comune “muoversi lento”. Ma se vogliamo davvero progredire dobbiamo prima vedere cosa ci blocca e capire come lavorare per andare oltre. Questo è un processo di raffinamento continuo perché dopo che si è superato un “ostacolo” si sarà in condizione di vederne uno successivo che prima era nascosto e così via.

Poi è il gruppo con cui si pratica a creare pressione. Molto di più che se si pratica da soli. Per questo viene consigliato di seguire almeno 2 lezioni a settimana. Come l’interazione con le altre persone nella vita quotidiana è fonte di innumerevoli “pressioni” così la pratica in gruppo, ma in un ambiente più controllato e “direzionato”. Anche per tale motivo è utile seguire seminari con altre Scuole: con ogni persona l’interazione è diversa. Ricordare che spesso le persone con cui abbiamo più difficoltà sono le più proficue occasioni di crescita.

Poi c’è l’insegnante che utilizza la propria esperienza per creare la pressione necessaria verso l’allievo per fargli superare i propri blocchi. A volte ha successo altre volte l’allievo la prende sul piano personale e se ne va.

Ma ancora più importante è “mettersi pressione da soli”. Questo significa che: 

in ogni movimento dobbiamo avere l’intenzione di migliorare qualcosa.

Per sviluppare l’intelligenza corporea è necessario cercare e produrre dei cambiamenti. La consapevolezza (parte passiva) da sola non basta. Ci deve essere anche una chiara intenzione (parte attiva) del movimento che si vuole produrre. La differenza tra le due (movimento “desiderato” e movimento “effettivo”) crea una pressione che sviluppa l’intelligenza (terza componente) corporea.

Solamente quando produciamo un’intenzione capiamo a chi livello siamo. Per questo molti praticanti di Taiji evitano di utilizzare l’intenzione e si limitano ad ascoltare.

Nel momento in cui diamo per scontato di “saper fare” la crescita si blocca. Ascoltare con la massima attenzione quello che viene detto e cercare senza distrazioni di metterlo in pratica.

Meglio poche esecuzioni con la massima concentrazione e con la ferma intenzione di fare sempre meglio che lunghi periodi di pratica in cui si ripetono gli stessi errori.

Tiziano Moretti