Cenni sull’emissione della forza

Cenni sull’emissione della forza

Uno dei punti importanti nello studio del Taiji è la corretta emissione della forza. Sottolineo “corretta” perché non si tratta di generare forza e spostare persone, ma nel gestire il processo interno.

Si tratta anche di qualcosa di non semplice perché non gestibile dalla mente superficiale, la corretta esecuzione costringe ad arrivare a strati più profondi della mente, richiede impegno di risorse per un lungo periodo (un raffinamento pressoché infinito) e a volte può essere fonte di frustrazione proprio perché i cambiamenti non sono immediati.

In questo articolo non abbiamo la pretesa di spiegare tutti i dettagli del “processo di emissione della forza”, ma semplicemente di mettere in evidenza alcuni “passi obbligati” che il praticante si troverà inevitabilmente ad affrontare, il perché delle difficoltà e come gestirle. Tutto questo nella convinzione che una chiara comprensione intellettuale possa massimizzare gli sforzi della pratica.

L’apertura dell’anca

In questa trattazione prendiamo come riferimento il quinto esercizio, ma i principi sono applicabili in generale.

L’emissione della forza avviene nella fase 4 – deallungamento ed è preparata nella precedente 3 – allungamento. La posizione “critica” è quella centrale con connessione dal piede dietro e ginocchio, anca e spalla corrispondente verticalmente allineate. Prendiamo come riferimento il seguente schema funzionale:

schema funzionale dell’anca

Il peso di tutta la parte alta del corpo, tronco, braccia e testa, si scarica sul bacino attraverso la colonna vertebrale. Poiché questa è posta dietro (nello schema è volutamente esagerato) rispetto all’asse delle articolazioni delle anche è del tutto evidente che come conseguenza il bacino ruota (retroversione) quindi i muscoli anteriori della gamba si allungano accumulando forza. Questa forza può essere rilasciata (il muscolo si accorcia fino a tornare alla lunghezza a riposo) provocando l’avanzare dell’anca fino a quando il peso non si scarica sul piede avanti.

apertura dell’anca nell’emissione della forza

Il meccanismo è lo stesso di una catapulta o balestra o arco.

Difficoltà nell’apertura dell’anca

Come mai un meccanismo così naturale e così “semplice” da capire poi all’atto pratico risulta così difficile ed è necessario un gran lavoro solo per riuscire ad iniziare a “sentirlo”?

Affinché l’articolazione femore/bacino possa ruotare al “cadere” della colonna vertebrale (come nello schema) il fulcro dovrebbe rimanere alla stessa distanza rispetto al terreno. Il problema è che la mente superficiale tende a rilasciare tutto il corpo (quindi mentre il coccige scende si abbassa anche l’articolazione femore/bacino – il fulcro della forza – e mancando il sostegno non può ruotare) oppure tende a contrarre tutto il corpo (per sostenere il fulcro i muscoli che sostengono il femore tenderanno a contrarre provocando una contrazione in tutta la zona che blocca il bacino e gli impedisce di ruotare).

Nessuna parte del corpo dovrebbe contrarre.

La gamba posteriore, che sostiene il corpo, se non controllata tenderà a voler contrarre per reggere il peso della parte sopra. Invece deve sorreggerlo allungando i muscoli e tessuti (vedi “Allungamento muscolare” e la differenza tra contrazione concentrica ed eccentrica) altrimenti non potrà allungarsi ulteriormente accumulando forza quando l’anca ruota, ma anzi farà da freno e tenderà a far girare l’anca nel verso opposto.

La parte superiore del corpo dovrebbe essere in una continua fase 2 – rilasciamento. Solo così il peso si può scaricare lungo la colonna e lasciar ruotare il sacro.

Riuscire ad avere un controllo sufficiente delle fasi muscolari tanto da evitare contrazioni non necessarie richiede una buona dose di lavoro. Per questo il tentare di girare le anche per un periodo non breve all’inizio può risultare anche frustrante. Ma ricordiamo che si è in un un processo di raffinamento quindi che all’inizio non riesca è del tutto naturale e previsto dal processo stesso.

Compreso questo bisogna stare attenti a non peggiorare la situazione. Poiché ci si accorge che le anche non girano spesso si ricorre ad altra contrazione per farle girare “di forza” (in particolare contraendo i glutei), ma questo peggiora la situazione perché aggiunge contrazione quindi anche se le anche girano i muscoli anteriori della gamba non allungano. Inoltre, soprattutto in un corpo non allenato, una contrazione in una parte tende a provocare contrazione in tutto il corpo. Per tale motivo è importante:

mentre le anche ruotano si deve espirare e almeno le spalle devono continuare a rilasciare .

Ricordiamo sempre che non ci interessa il risultato esterno (ruotare le anche in questo caso), ma il processo interno e il lavoro della mente in tale processo.

Allineamento

La colonna vertebrale deve essere verticale. Questo facilita lo scarico del peso della parte superiore del corpo su bacino e aiuta l’apertura dell’anca.

Allineamento ginocchio – anca – spalla e apertura dell’anca

L’anca deve rimanere aperta (figura centrale) assicurando che ginocchio – anca – spalla siano allineati.

Assicurarsi anche che la curvatura lombare si “raddrizzi” con il girare delle anche.

Riassumendo

Evitare:

  • contrazioni in qualunque parte del corpo
  • non tentare di girare le anche contraendo i glutei
  • non sbilanciare il busto in avanti o indietro

Cercare di:

  • mantenere in allungamento i muscoli della gamba posteriore
  • rilasciare i muscoli della parte superiore del corpo
  • espirare
  • allineamento ginocchio – anca – spalla
  • mantenere l’anca aperta
  • colonna vertebrale verticale
  • zona lombare allunga
  • le anche ruotano (retroversione)

Oltre le anche

All’inizio cerchiamo di accumulare una forza di allungamento nelle anche che poi usiamo solo per mandare il bacino avanti a atterrare nel piede anteriore.

Ma una volta che questo nodo inizia a sciogliersi dobbiamo lavorare con tutta la catena di allungamento/deallungamento che si propaga come un’onda lungo la parte anteriore nel quinto esercizio, ma anche su braccia e mani in vari esercizi a due.

Si veda Le onde: concetti di base per una introduzione sul concetto di onda. In questa sede ci interessa evidenziare che il processo è diverso da quello dell’onda di contrazione/rilasciamento. In questo caso un tratto si allunga, poi si accorcia provocando l’allungamento del successivo e così via lungo la catena. Proviamo a mostrarlo con il seguente disegno (per semplicità mostriamo il passaggio di forza solo nella prima parte della catena):

onda allungamento / deallungamento

Dopo che la prima sezione è stata allungata (diventa rossa nel disegno), durante il trasferimento di forza, la lunghezza totale rimane invariata: il deallungamento di una sezione viene compensato dall’allungamento della successiva; fino a quando la forza viene emessa all’esterno e il sistema ritorna nello stato neutro.

Tiziano Moretti