Quale Taiji

Chiunque abbia intenzione di avvicinarsi al Taiji dopo una una primissima indagine avrà ben chiaro che dietro il termine “Taiji” ci sono obiettivi, metodi, pratiche, ecc… molto differenti. Come se non bastasse, spesso, tale differenza la si ha anche all’interno di scuole che si rifanno all’insegnamento dello stesso Maestro.

Qual’è il miglior Taiji? Quale quello vero? Non risponderemo a tali domande (hanno davvero una risposta?), ma ci limiteremo a dare delle coordinate per orientarsi e mostreremo dove si colloca il Taiji proposto da questa Scuola.

Ci sono cinque indirizzi che orientano le varie scuole di taiji:

  • ginnico
  • salutistico
  • marziale
  • sportivo
  • lavoro interno

Chiaramente non sono esclusivi, ma ce n’è sempre uno principale che indirizza la scuola.

Ginnico” è inteso come ginnastica dolce, con movimenti lenti (nell’immaginario comune movimento lento e Taiji sono strettamente collegati, ma vedremo in altra sede fino a che punto è realmente vero). Questo attira molte delle persone che nella loro vita non hanno mai curato il corpo e alla fine decidono di iniziare a prendersene cura, ma non sono attratti dal lavoro “duro” proposto nelle palestre. Oppure chi, al contrario, per anni ha lavorato duramente con il corpo, magari praticando sport a buon livello, e inizia a sentire gli effetti dell’usura del corpo causata dall’eccessivo lavoro e cerca quindi qualcosa di più “dolce” per riequilibrare.

Strettamente collegato al primo indirizzo è il secondo (salutistico). Chi pratica tale tipo di Taiji  vuole sentirsi meglio, trovare sollievo dallo stress quotidiano ed essere meno incline alle malattie. Questo tipo di Taiji si mescola con il Qi Gong e le discipline “energetiche” in genere (indipendentemente da cosa ogni scuola intenda per “energia”).

È indubbio che il Taiji storicamente sia sempre stata anche un’arte marziale. Chi vuole coltivare tale aspetto avrà più difficoltà perché l’aspetto marziale è quello che si è più perso sia a causa dell’interruzione della catena di trasmissione tra maestro e allievo (problema presente in tutte le arti) sia a causa della consapevole decisione dei maestri di trascurare l’aspetto marziale in favore degli altri. Non possiamo negare che l’aspetto prettamente marziale oggi ha perso di valore: chiunque con una pistola è più forte del miglior artista marziale. Al massimo ci si può confrontare all’interno di competizioni per chi è interessato.

L’indirizzo interno (spirituale) è il più difficile da affrontare, non esiste forse scuola di Taiji che non si proponga come interna, ma ognuna con un significato diverso.

Prima di addentrarci nella questione vorrei dire che qualunque scuola ci porta dei benefici ed è in linea con i nostri obiettivi è quella giusta per noi e lo continuerà ad essere finché varranno tali presupposti e non ci sarà quindi bisogno di cercarne un’altra.

Altra coordinata importante da valutare è il metodo. Innanzitutto c’è un vero metodo? Da dove deriva? Questo è coerente con gli obiettivi proposti? E’ davvero applicabile per noi?

La Scuola

Collochiamo ora la nostra scuola: questa ha fini dichiaratamente interni (spirituali). Benefici salutistici sono un effetto collaterale. La parte marziale ha dichiaratamente meno importanza e viene studiata solo per gli effetti interni.

Quando ho cercato una scuola quello che più mi interessava era il lavoro interno, ma io stesso avevo una vaga idea di cosa volesse dire “interno” e le scuole a cui mi ero approcciato all’inizio non sembravano avere un’idea molto più chiara della mia. Volevo inoltre lavorare con qualcosa di pratico che al mio livello avesse senso. Era inutile sentirmi dire cose del tipo “muovi il Qi” perché per me non aveva alcun senso. Ero certo che ci fosse tanto a me incomprensibile, ma ci doveva essere una via che mi portasse dal punto dove ero a crescere passo dopo passo e in cui ogni passo fosse alla mia portata. Volevo inoltre che mi fosse spiegato perché venisse fatto un certo esercizio in un certo modo. Difatti mi sembrava assurdo ad esempio che mettere la mano in una certa posizione “strana” potesse avere un senso o una qualche utilità.

Quando mi sono imbattuto nel metodo di Patrick Kelly (che è un raffinamento di quello di Huang Xingxian a sua volta derivato da Cheng ManQuing) mi è stato evidente da subito che si trattava di un vero e proprio sistema organico e coerente. Ci sono voluti un po’ di mesi solo per iniziare a capirne davvero il valore e lo spessore, ma quello che mi ha attirato fin da subito è stata la concretezza e praticità.

La centralità fin da subito viene posta sui cinque sensi interni e sulla fase elastica dei muscoli (vedi altri articoli). Qualcosa con cui potevo fare esperienza fin da subito, anche se all’inizio in misura molto limitata a causa della non dimestichezza con tali strumenti. Il punto importante è il motivo per cui lo si fa: la fase elastica e alcuni sensi interni non sono accessibili dalla mente superficiale. Quindi la fase elastica dei muscoli (qualcosa che non conoscevo per esperienza diretta, ma abbastanza per sapere che non si tratta di fantasia) è sia mezzo che strumento di verifica per accedere a strati più profondi della mente. Sforzandomi di accedere alla fase elastica (con opportuni esercizi svolti nel modo corretto) posso accedere a strati più profondi della mente e una migliore gestione di tale fase nel tempo è la prova di aver fatto progressi nella direzione della mente profonda.

Mi era anche chiaro da subito che dall’elasticità di tutti i tessuti del corpo vi sarebbero stati benefici sul piano della salute (che ho potuto constatare di persona nei successivi anni di pratica).

Di solito l’enfasi viene data al rilassamento. Questo è assolutamente corretto, ma non bisogna dimenticare che è solo una  (lunga) tappa intermedia senza la quale non si può poi arrivare alla fase elastica da cui deriva la forza Taiji.

Ovviamente in questa sede sto semplificando molto, ma il punto è: un sistema che è possibile capire con la mente superficiale (l’unico strumento che il principiante ha a disposizione) che permette di andare oltre nella direzione della Mente Profonda proseguendo in una scala dove ogni gradino è ben indicato (per quanto spesso difficile da raggiungere).

Altro punto che è stato determinante nella scelta della scuola è stato poter provare gli effetti della “forza taiji” da Patrick Kelly o dai suoi allievi senior. Questo mi ha dimostrato che quello che veniva insegnato poteva essere davvero appreso. Ad essere sincero quando Patrick mi ha “spinto” l’effetto è stato tale da farmi dubitare che si trattasse “solo” di forza elastica dei muscoli, ma poco importa, a me interessava trovare una porta di ingresso per poter lavorare direttamente e concretamente, altre porte si apriranno quando e se sarà il momento.

Ormai da anni pratico con costanza traendone benefici, vedo sempre infinite possibilità di progresso quindi non ho mai sentito la necessità di cercare altri insegnamenti. Non ho dubbi circa la qualità di quello che mi viene insegnato, ma non ho neanche dubbi sul fatto che ci sono altre scuole valide con altri sistemi: che ognuno scelga quello che più si adatti a lui o a lei nel momento in cui si trova. In ogni caso credo che non vada denigrata nessun tipo di scuola: per il fatto che unisce lo sforzo di tante persone va rispettata. Inoltre non dimentichiamo mai che dà sicuramente più benefici impegnarsi seriamente in un buon sistema esterno che praticare un sistema interno senza reale spessore o mancare di impegno in un buon sistema interno.

La pluralità delle scuole non solo è inevitabile, ma anche un bene. Se mai ci sarà una convergenza questa potrà avvenire sul piano interno.  Da [pktaiji] traduco liberamente:

C’è solo un vero Taiji, un insieme di principi. Deviazioni umane hanno dato vita agli stili delle famiglie (Yang, Wu, Chen, ecc…) ognuno con i suoi punti di forza e debolezze. La loro forza è dove seguono i principi e la loro debolezza dove deviano dai principi. […] Seguiamo il consiglio dei miei insegnanti: “Torna ai primi principi prima che gli stili divergessero”.

Tiziano Moretti