Le onde nel Taiji

Abbiamo visto in Le onde: concetti di base che che esistono 3 principali tipi di onda:

  • onda longitudinale: la perturbazione ha la stessa direzione del movimento dell’energia
  • onda trasversale: la perturbazione è perpendicolare alla direzione del movimento dell’energia
  • onda torsionale: la perturbazione è di tipo rotatorio su un piano perpendicolare alla direzione del movimento dell’energia

Più semplicemente possiamo riassumere con le 3 immagini seguenti:

onda longitudinale – http://fisicaondemusica.unimore.it
onda torsionale –http://nerdlyarts.mtsscience.ca

Nella realtà (in particolare nel movimento corporeo) ogni onda non è mai di un solo tipo, ma è sempre la risultante di una composizione dei 3 tipi principali.

Nei 5 esercizi

Questo è particolarmente vero per i movimenti complessi della forma e del Tui Shou (esercizi a due) mentre i “5 esercizi” sono appositamente costruiti per focalizzare la pratica su determinati tipi di onda.

esercizio/ondalongitudinaletrasversaletorsionale
primoSISISI
secondoSInono
terzoSI poconoSI molto
quartoSInono
quintoSISIno

Condizioni necessarie

Abbiamo visto in Le onde: concetti di base che che le onde non possono trasmettersi attraverso un corpo non rigido in cui tutte le parti si muovo come un unico blocco senza movimenti relativi tra le singole parti.

Condizione necessaria per la trasmissione delle onde è un corpo in cui le singolo parti sono libere di muoversi indipendentemente quindi articolazioni libere che cambiano continuamente.

Questo non è ancora sufficiente perché le singole parti non solo devono potersi muovere indipendentemente, ma ognuna deve poter accumulare energia quindi è necessaria la capacità di gestire l’opportuna fase muscolare in base all’onda che si vuol generare (vedi dopo) ad esempio contrarre ogni singolo muscolo o saperlo lasciare allungare. (Per essere precisi non riguarda solo i muscoli anche se è la parte preponderante)

Ma non è ancora sufficiente: l’energia di ogni singola parte deve essere trasmessa alla successiva e per far ciò è necessario un preciso timing tra i movimenti delle singole parti.

Una struttura sufficiente

Il corpo è un sistema molto più complesso dei modelli sopra presentati quindi anche se i principi sopra esposti rimangono validi la loro applicazione richiede una precisa e accurata pratica all’interno di un sistema esplicitamente progettato per tale scopo come è quello trasmesso da Patrick Kelly (e da Huang Xingxian).

Ogni indicazione del sistema e ogni correzione che viene data dagli istruttori (apertura/chiusura delle articolazioni, posizioni del ginocchio, …) non è fine a se stessa e non ha scopi estetici o salutistici, ma serve a costruire una “struttura” sufficientemente corretta all’interno della quale le onde possono essere sperimentate.

Questo può essere studiato solamente “dal vivo” quindi in questa sede ci limiteremo solo a qualche breve indicazione.

Classificazione per tipo di forza

Quando il mezzo è il corpo le onde possono essere classificate – oltre che strutturalmente (longitudinale, trasversale, torsionale) – anche per il tipo di forza che viene trasmesso:

  • onda di contrazione
  • onda di rilasciamento
  • onda di accumulo forza elastica
  • onda di rilascio forza elastica

Questo è strettamente legato al cerchio verticale e alle 5 fasi muscolari (o 5 movimenti di cui parleremo in un prossimo articolo). Alla fase 0/5 (neutrale/set up) non corrisponde un’onda.

Le onde vengono trasmesse all’interno di tutto il corpo dai piedi alle mani passando per il centro e la colonna vertebrale. All’inizio vengono allenate separatamente (un solo tipo di onda all’interno del corpo in un dato momento) poi (in particolare con il timing 2 e 3 che sarà oggetto di altri articoli) si sperimentano nello stesso momento onde diverse in parti del corpo diverse. Ad esempio un’onda di contrazione parte dal piede e mentre ancora sta scorrendo lungo la parte alta del corpo l’onda di rilasciamento è già partita dal piede.

Onda elastica

Nella definizione “fisica” di “onda meccanica” abbiamo visto che è necessario un corpo elastico. Questo perché viene considerata una sorgente di perturbazione esterna al sistema. Questo non è strettamente vero nel caso di un corpo umano il quale può produrre perturbazioni (forze) dall’interno.

Il modo più “semplice” di farlo è tramite la contrazione muscolare: un’onda sincronizzata di successive contrazioni muscolari da un piede fino alle mani (o al punto di emissione della forza). Ogni “buona” arte esterna insegna questo.

Ma per l’arte “interna” non è abbastanza. Si può parlare di Taiji solo se viene utilizzata l’onda di accumulo elastico e successivo rilasciamento della forza.

Quando nei video vediamo il Maestro Huang che viene toccato dai suoi allievi e questi improvvisamente vengono sbalzati via si tratta di questa energia elastica che viene trasmessa. Nel caso del Maestro Huang questa è talmente raffinata da risultare invisibile.

L’elasticità all’interno del corpo non riguarda solo i muscoli, ma anche tendini, legamenti e tutti i tessuti (comprese le ossa) ognuno con gradi di elasticità differente. Se qualche parte all’interno del corpo è rigida l’onda di forza viene bloccata parzialmente o totalmente.

Questo è il motivo per cui si insiste così tanto nell’avere un corpo rilassato. Ma deve essere ben compreso che lo scopo dell’avere un corpo rilassato non è quello di avere una mente semplicemente tranquilla, ma quello di avere un corpo in grado di poter trasmettere un’onda elastica senza smorzarla o bloccarla.

Il processo verso la gestione delle onde elastiche è una via (per quanto difficile e impegnativa) sicura, precisa e ben segnalata verso stati più profondi della mente.

Lo strumento principale per lo studio delle onde (in particolare di quella elastica) è la forma lenta.

Onde più interne

In questo articolo abbiamo trattato solo le onde meccaniche del corpo (ovvero quelle del primo livello), ma gli stessi concetti di onda sono validi per altri tipi di onda più sottili/interne come le onde di pressione del secondo livello e le onde di mente/energia del terzo livello.

Prima di poter iniziare a lavorare con profitto su un certo livello di onda deve essere sufficientemente raffinato il livello precedente (che comunque si continuerà a raffinare).

Interazione di onde

Accenniamo brevemente al fatto che una volta che le onde sono sufficientemente chiare all’interno del proprio corpo si può iniziare a studiare l’interazione delle onde tra il proprio corpo e quelle di un partner nel lavoro a due.

In questo caso è importante il timing tra le due onde affinché gli effetti possano essere quelli voluti. Questo non può prescindere dalla sensibilità che è il vero scopo del lavoro a due.

Gli esercizi a due con pattern fissi aiutano tale compito: il fatto di conoscere a priori i movimenti del partner e il fatto che questi siano ripetitivi facilità la “sincronizzazione” del timing.

Schematizzando esistono due tipi principali di interazione tra le onde:

  • interazione costruttiva
  • interazione distruttiva
interazione costruttiva – http://fisicaondemusica.unimore.it
interazione distruttiva – http://fisicaondemusica.unimore.it

Questi due schemi vengono particolarmente utilizzati nelle “applicazioni” per gestire la forza del partner.

I Classici

In ogni movimento l’intero corpo è leggero e agile. Ogni parte del corpo è collegata a tutte le altre (in modo da formare un’unità integrata).

Non consentire alcuna imperfezione nel movimento; i movimenti sono continui, omogenei e connessi, senza alcuna interruzione o irregolarità

L’intero corpo è collegato, articolazione per articolazione, senza la minima discontinuità.

La lunga forma fluisce incessantemente come un grande fiume.

dai Classici del Taiji

Conclusione

Quello delle onde è un argomento assolutamente centrale nel Taiji. L’intero sistema ruota attorno alla comprensione, gestione e utilizzo delle onde. Con questo articolo e il precedente abbiamo introdotto l’argomento, ma vedremo nei prossimi come tutti gli altri aspetti si ricollegano a questo.

Credo non sia inutile ricordare che per quanto una comprensione “intellettuale” possa essere utile (soprattutto all’inizio) e quanto ciò velocizzi l’apprendimento non si può prescindere dalla pratica affinché il “capire” diventi vera “comprensione” (con i relativi benefici interni).

Tiziano Moretti